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Partenza: Arabba (BL)
Arrivo: Arabba (BL)
Lunghezza: 14,01 km
Dislivello: 914 m
Quota massima: 2488 m slm
Difficoltà: elevata
Durata: 2h 10'
Informazioni: Ufficio Informazioni, via Boè Livinallongo del Col di Lana - Arabba (BL)
tel. 043 679 130, fax 043 679 300
Email: arabba@infodolomiti.it
Link: http://www.infodolomiti.it
 
 
Arrivati alla fine del piazzale, lasciato a sinistra l’ingresso alla funivia, varchiamo il Ru Aurone, affluente del Cordevole (due assi in legno che fanno da ponte), e al bivio che ci si presenta subito dopo scegliamo il ramo di destra, naturalmente sterrato, immettendoci su una sterrata più importante, proveniente dalla nostra destra, che imbocchiamo compiendo una specie di tornante sinistrorso (indicazioni per Passeggiata Panoramica e Porta Vescovo). La strada poco dopo si biforca (km 0.55) e qui teniamo il ramo di destra, che continua a salire, ora però con pendenza abbastanza pedalabile, lasciando a sinistra la pista da cui scenderemo alla fine del percorso. Saliamo allo scoperto su un discreto fondo in terra battuta, che diviene, poi, per un tratto completamente erboso, ma che successivamente torna sterrato dopo che abbiamo lasciato a destra una secondaria che scenderebbe. Con la pendenza che diminuisce leggermente, e che ci consente, quindi, di pedalare più agevolmente, e un magnifico panorama davanti a noi e sulla destra verso il Piz Boe, superiamo un paio di recinzioni elettrificate (chiudere dopo il passaggio) e sbuchiamo infine, al km 3.03, sulla S.S. 48 delle Dolomiti all’altezza del Pont de Vauz e di un posto di ristoro. Imbocchiamo la statale a sinistra e continuiamo a salire, ora però su fondo asfaltato. Compiuti in totale nove tornanti, poco più di 300 metri dopo l’ultimo (km 4.80), quando sulla destra compare un piccolo slargo adibito a parcheggio, dobbiamo abbandonare la principale per imboccare una stradina dal fondo in parte ancora asfaltato che si stacca sulla sinistra, procedendo in salita. Il fondo diventa subito sterrato, superiamo una sbarra metallica e continuiamo a salire su un discreto fondo in terra battuta, ma completamente allo scoperto. A mano a mano che avanziamo la pendenza gradualmente aumenta, ma si allarga anche la vista e il paesaggio, in direzione nord sulla strada che abbiamo appena abbandonata e che sale verso il Passo Pordoi e in direzione sud sul Sas Dayciapel, vetta più elevata della lunga catena che chiude la vista. Procediamo in costa, con una pendenza abbastanza incostante, incontrando, al km 5.32, un primo tratto in contropendenza dove occorre prestare attenzione, dato che subito dopo attraversiamo una recinzione che, visto che siamo in discesa, rischiamo di non vedere. Poi riprendiamo a salire, superando una serie di ravvicinati tornanti, ai quali segue un secondo, breve, tratto pianeggiante. Questo giunge proprio a proposito, perché poco dopo la strada si impenna con estrema decisione. Poi superiamo altri due netti tornanti, nei pressi del secondo dei quali lasciamo a sinistra il sentiero 680 che riporterebbe indicazioni per il Passo Pordoi. Dopo questi la strada compie una lunga traversata a pendenza discretamente pedalabile e poi, dopo aver fiancheggiato sulla sinistra un isolato masso dalla forma curiosa, aggira uno sperone e si porta in vista della stazione superiore della funivia e della insellatura di Porta Vescovo, dove sorge il Rifugio Gorza che dobbiamo raggiungere. Un altro tratto a pendenza moderata ne precede uno più ripido che porta al km 7.44 a una specie di scollinamento, dopo il quale scendiamo leggermente. Sono 250 metri di tregua che vanno utilizzati per riprendere fiato in vista dell’ultimo tratto che ci attende e che ben vediamo poco più avanti. Poco dopo riprendiamo, infatti, a salire e dopo aver lasciato a sinistra una secondaria che condurrebbe a una pozza d’acqua e a un recinto, la pendenza diviene, a dir poco, micidiale. Il fondo rimane però molto buono e consente, a chi ne ha la forza, di procedere in sella. Superati due tornanti, arriviamo a un bivio situato proprio sotto la forcella che dobbiamo raggiungere: scegliamo il ramo di destra e dopo un abbrivio più pedalabile, nel punto in cui si staccherebbe a sinistra una traccia di taglio, iniziamo ad affrontare le rampe più dure. Compiamo così un primo tornante destrorso, lasciando a sinistra il sentiero 698/699 per Arabba e il Passo Padon, poi una lunga traversata in un territorio caratterizzato da sassi e completa assenza di vegetazione e quindi un tornante sinistrorso. Siamo quasi sul valico e sull’ultima rampa ci viene in aiuto la vista sulla cima della Marmolada che ci appare in tutto il suo splendore. Al km 8.76 raggiungiamo la Porta Vescovo e con un piccolo ulteriore sforzo possiamo arrivare sul piazzale del Rifugio Luigi Gorza, da dove la vista è tale da mozzarci il poco fiato che ci è rimasto in corpo. Davanti a noi si staglia nella sua interezza il ghiacciaio della Marmolada, sotto al quale si estende il Lago Fedaia, nel quale la grande montagna si specchia. Alle nostre spalle, invece, si eleva il Gruppo del Sella, col Piz Boè in primo piano. Da qui rientriamo sui nostri passi, ripercorrendo in discesa gli ultimi due tornanti fatti e arrivando, infine, nei pressi del taglio dove la pendenza subiva un balzo. Qui imbocchiamo a destra questa traccia che ci porta, in breve, sulla sottostante sterrata, che imbocchiamo ancora a destra e sempre in discesa. Compiuto un tornante sinistrorso e aiutati da qualche tratto cementato nei punti in cui la strada si è fatta più ripida, al km 11, raggiungiamo il vasto piazzale dove sorge la stazione intermedia della funivia. Da qui dobbiamo imboccare la sterrata che si stacca subito sulla destra di un grosso masso e che riporta il segnavia 698 e indicazioni per Arabba. Quattrocento metri dopo dobbiamo però fare attenzione a piegare a sinistra, mantenendoci sulla sterrata ed evitando di proseguire dritto sul segnavia 698. Da qui inizia la parte più ripida della discesa, con rampe che arrivano a toccare anche il 40 per cento. Consigliamo di affrontarla in sella solo ai più esperti, dato che alla pendenza ripida si associa un fondo ghiaioso sul quale le ruote affondano e slittano. Le rampe più impegnative terminano al km 12.53, dopo di che continuiamo a scendere con pendenza più umana, superando successivamente un guado e arrivando, infine, nel bivio dove siamo transitati all’andata. Da qui, seguendo a ritroso i primi 500 metri del percorso, rientriamo, in breve, al punto di partenza.

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