| Procediamo su un buon fondo in terra battuta, salendo abbastanza dolcemente, immersi in un bel bosco di conifere. Lasciato sulla destra un diroccato posto di guardia della prima guerra mondiale e a sinistra una secondaria, la salita diventa un po’ più impegnativa e dopo breve raggiungiamo un’importante biforcazione, dove teniamo il ramo di destra. Ci troviamo sul percorso della granfondo Megabike Classic, segnalato con dei cartelli, e da qui la salita prosegue, ma con pendenza decisamente mite. Al km 2.85 lasciamo a sinistra la Malga Mora e al km 4.49 raggiungiamo il Rifugio Stella d’Italia.
Da qui, usciti dal bosco, proseguiamo sull’unica strada sterrata che ci offre una bella visuale a destra sul Monte Pinonchio (quello con i ripetitori), sul Cornetto e, dietro a questo, sul Gruppo del Brenta; più sotto scorre invece la strada che collega Folgaria con il Passo Coe. Un tratto in modesta salita ci porta in breve al bivio per il Forte Sommo Alto (km 5), raggiungibile con un breve tratto in salita, piegando a sinistra. Per proseguire lungo il nostro itinerario dobbiamo invece continuare dritto sulla principale, che da questo punto assume un andamento quasi perfettamente piatto. Percorso circa un kilometro, scartate alcune secondarie che salirebbero a sinistra e scenderebbero a destra, la strada riprende a salire ma con pendenza abbastanza modesta, per raggiungere il Rifugio Camini che intravediamo davanti a noi.
Al km 6.48 dobbiamo fare attenzione a proseguire sulla strada e non imboccare la nuova, larga pista per il Passo Coe, che si staccherebbe sulla sinistra. Così facendo, un ultimo tratto in salita ci porta nei pressi del Rifugio Camini, che lasciamo sulla destra, continuando dritto, sempre sulla strada sterrata, che da qui però assume un andamento discesivo.
Al km 7.37 arriviamo in località Bus de la Nef de la Coe sull’asfaltata S.P. 143 che collega Folgaria al Passo Coe, strada che tagliamo di netto, imboccando una sterrata che si stacca davanti a noi e che piega subito a sinistra: le indicazioni da seguire sono per Forte Dosso del Sommo, Martinella e Serrada. Quando, dopo 200 metri percorsi in falsopiano, la strada si biforca, teniamo il ramo di destra (indicazioni per Rifugio Baita Tonda) e dopo altri 500 metri, sempre pianeggianti, in un secondo bivio, teniamo ancora la destra. Un breve tratto in discesa precede una ripida rampa in salita che ci porta sulla cresta, in cima a un piccolo dosso, dove ci sono degli impianti di risalita. Da qui, mantenendoci ancora sul crinale, scendiamo per un breve tratto e poi riprendiamo a salire su questa sterrata che ha assunto ormai l’aspetto di una pista. Raggiunto, con una rampa assai ripida, il punto di arrivo di una seggiovia, lo lasciamo sulla destra e proseguiamo su un sentiero che procede ancora in salita, ma con un andamento decisamente più pedalabile di prima.
Un’ennesima rampa ci porta nei pressi di un bivio, dove proseguiamo sul sentiero principale di destra, già in vista dei resti del forte. Tenendo poco più avanti ancora il sentiero di destra, scendiamo brevemente e poi risaliamo fino a raggiungere la cima del Dosso del Sommo, dove ci sono alcuni cartelli indicativi: una traccia sulla sinistra porta all’ingresso del Forte, in gran parte diroccato, mentre il panorama si apre a 360 gradi. Dalla vetta teniamo la sinistra, seguendo le indicazioni per Dosso della Martinella, Valletta e Serrada e imboccando una sterrata che, aggirato il forte tenendolo sulla sinistra, piega poi a destra iniziando a scendere con decisione (indicazioni per Serrada). Compiamo una serie di tornanti, mantenendoci in parte allo scoperto e in parte sotto al bosco, scartando, nei pressi di un tornante sinistrorso, la deviazione a destra per il Dosso della Martinella e, al km 12.11, fiancheggiamo sulla sinistra un muretto che ci ricorda quello che un tempo era un ospedale militare. Al km 12.51 incontriamo una breve risalita in un punto in cui la strada presenta ai lati ancora i vecchi cippi in pietra, ma poi riprende a scendere fra prati e boschi di conifere. Scartato più avanti un sentiero a sinistra, che riporterebbe indicazioni per la Megabike, arriviamo in breve in uno spiazzo da dove continuiamo dritto sulla principale, lasciando a destra una deviazione per la Baita Tonda. Così facendo, al km 15.09, dopo aver corso a lungo sotto al bosco, sbuchiamo su una strada asfaltata, la S.P. 220, che imbocchiamo a destra, riprendendo, anche se dolcemente, a salire. Correndo ancora immersi nel bosco, l’andamento diviene poi ondulato, con una serie di saliscendi, non però impegnativi. La strada raggiunge infine, al km 17.51, uno svincolo dove dobbiamo tenere la sinistra, seguendo le indicazioni per Folgaria. Da qui scendiamo fino a incontrare la prima strada che si stacca sulla destra, che riporta indicazioni per Fondo Grande. La seguiamo, lasciando la principale che proseguirebbe per Folgaria e, dopo aver fiancheggiato a destra una moderna chiesetta, dobbiamo fare attenzione a imboccare una strada asfaltata che si stacca sulla sinistra subito dopo un ristorante facilmente identificabile, dato che la costruzione è tutta a vetri: qui siamo in località Fondo Grande.
Dopo essersi immersa nel bosco, la stradina assume un fondo sterrato e procede in leggera salita. In seguito l’andamento diventa discesivo e il fondo alterna tratti più scorrevoli ad altri in cui occorre prestare un po’ di attenzione. Superato un slargo e lasciata a sinistra una deviazione che porterebbe su una strada asfaltata che corre parallela alla nostra, più avanti anche il nostro fondo diviene asfaltato e arriviamo in centro alla frazione di Francolini. Qui, lasciato a destra l’ingresso alla seggiovia, dobbiamo proseguire dritto imboccando una stretta stradina asfaltata che si infila tra le case. L’asfalto termina nel punto in cui fiancheggiamo a sinistra una croce in cemento e, quando la stradina si biforca, scegliamo il ramo di sinistra che prosegue su un fondo semierboso. Con un andamento dapprima in leggera salita e poi pianeggiante, al km 20.51, arriviamo in un incrocio dove teniamo la destra.
Poco più avanti scartiamo una deviazione a fondo erboso che si staccherebbe a sinistra e proseguiamo in piano fiancheggiando, sempre sulla sinistra, il Biotopo Echen, un’interessante area umida protetta (cartellone esplicativo). Usciti più avanti allo scoperto fra vasti prati, a un primo bivio teniamo la destra e a un secondo la sinistra, arrivando in breve nei pressi del Maso Spilzi, dietro al quale si trova il parcheggio da dove siamo partiti. |
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